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La parità di genere raccontata a mio marito

Io sono fortunata. E non perchè, come dice mia nonna, mio marito mi aiuta in casa.

È bello sapere di avere a fianco una persona con cui condivido il valore della parità di genere. Insieme ci adoperiamo per renderla una realtà quotidiana, nella nostra vita familiare, disponendo una divisione dei ruoli non basata sul nostro genere di appartenenza; e nella vita sociale, attraverso forme di attivismo e di associazionismo che ci accompagnano sin da quando eravamo bambini e ora sempre più consapevolmente.

Condividiamo anche la convinzione che una società equa, che garantisca cioè pari opportunità a prescindere dal genere o da altre appartenenze (cultura, provenienza, orientamento sessuale, condizioni di fragilità ecc.), faccia stare meglio tutte le persone che ne fanno parte. L’equità sociale, in particolare tra i generi, è uno dei cardini del femminismo contemporaneo; comunemente si dice infatti che una persona è femminista se desidera e si adopera per una società più equa. Per cui, possiamo dire che sia io sia mio marito siamo femministi, almeno per quanto riguarda questo aspetto specifico (sui limiti che, a mio parere, affliggono il femminismo contemporaneo, in particolare quello italiano, tornerò un’altra volta).

E tuttavia,  quando finisce il latte, o lo shampoo, io sono l’unica che lo sa

Accade così, che il latte finisce e se io non me lo ricordo facciamo colazione con il succo di frutta (o, se siamo fortunati, con il tiramisù avanzato dalla sera prima).  Lo stesso vale per la carta igienica, il dentifricio, la tassa dei rifiuti, il sapone per le mani, la frutta. Prevedere che una cosa finirà a un certo punto, e sapere quando andrà sostituita prima che ciò accada, ha a che fare con la gestione della casa più che con la nostra vita al suo interno. Boris lava i piatti e ha inserito affitto e bollette nel RID, ad esempio, ma quando qualcosa finisce, o sta per finire, sono sempre io a saperlo per prima.

Ti suona familiare?

Andrea Colamedici, filosofo, editore, regista, attore teatrale, scrittore e influencer, ieri ha pubblicato sulla Instagram TV il primo video della serie initolata “Fmnismo per uomini“. Andrea gioca sulla parola deformata, e comunque riconoscibile, gioca sulla divisione dei ruoli all’interno di una coppia consapevole, e comunque soggetta alle logiche ptriarcali, come dice lui, per cui la donna è la project manager della casa e l’uomo è solo il suo assistente.

A quanto pare, mia nonna e la nonna di Andrea Colamedici condividevano l’idea che questa suddivisione del carico mentale tra donne e uomini nella gestione della casa e della vita familiare sia inevitabile. Questo perchè gli uomini sarebbero limitati, non riuscirebbero cioè mai a gestire da soli qualcosa di così complesso come l’insieme della gestione di una casa, una famiglia, l’educazione dei figli, il benessere dei genitori anziani, una sessualità e un’intimità di coppia felice, i risparmi, le vacanze, la spesa, il frigo e, contemporaneamente, lo sviluppo della propria sfera personale e della propria carriera.

Pensare che, invece, le donne ci riescono solo perchè sono donne, e che chi ce la fa è perfetta, è una sciocchezza. Le donne sanno gestire questa mole esorbitante di dati (carico mentale o mental charge) perchè siamo state educate a farlo, come siamo state educate a processare e a esprimere le nostre emozioni.

Il motivo per cui gli uomini non lo fanno è perchè nessuno ha mai pensato di insegnarglielo e loro spesso non si sentono liberi di sperimentarlo

In “For the Love of MenLiz Plank racconta che nelle coppie omosessuali il carico mentale tra i o le partner è più equamente suddiviso poichè, venendo meno la divisione dei ruoli in base al genere, le persone che compongono la coppia sono costrette a rinegoziare il proprio ruolo e a mettere in discussione l’educazione che hanno ricevuto.

In altre parole, prosegue sempre Plank, in una coppia di sole donne essere state educate a prendersi carico di tutto necessiterà di una ridistribuzione delle responsabilità sulla base delle caratteristiche personali di ciascuna delle partner; e, allo stesso modo, in una coppia di soli uomini essere stati educati a prendersi carico di alcune cose e non di altre necessiterà di una identica ridistribuzione delle responsabilità.

Decidere che pagare l’affito sia una cosa da uomini e andare a prendere il latte sia una cosa da donne, è tanto assurdo quanto pensare che solo chi ha i capelli biondi può cucinare e solo chi ha gli occhi verdi può pagare le bollette

Sento già nel retrocranio lo sguardo di disapprovazione di mio marito: ma io non sono così. Il che è assolutamente vero. L’ho detto sin da subito, io sono fortunata. Non tanto perchè mio marito lava i piatti, ha la responsabilità di pagare i conti e condivide con me l’impegno per una società più equa, ma perchè si interroga sul suo ruolo e sulla sua condizione. E ieri il video di Andrea Colamedici lo abbiamo guardato insieme.

Ed è sempre Andrea Colamedici a sottolineare la difficoltà, per un uomo, di diventare consapevole di essere destinatario di privilegi che derivano dal suo essere maschio e che aumentano considerevolmente se si trova a essere anche bianco, eterosessuale, con accesso a un’istruzione, e a un lavoro, nato in Occidente e senza alcuna fragilità fisica o psicologica (anche io, in quanto bianca, eterosessuale, con accesso a un’istruzione e a un lavoro, nata in Occidente e senza fragilità di sorta, sono una privilegiata).

La differenza tra me e mio marito è che io, come dice Plank, in quanto donna appartengo a una categoria che nella nostra società è ancora oggetto di discriminazione e mi trovo nella situazione di sapere che posso interrogarmi sull’origine del mio privilegio e sull’origine della mia discriminazione e di poter accedere a libri, ragionamenti e pensiero che sono stati prodotti da altre persone prima di me.  Poichè sono più di 60 anni che noi donne riflettiamo su questi temi, nel pensiero comune il femminismo e la parità di genere sono una cosa da donne.

Gli uomini invece hanno appena cominciato.

Ispirata da tutto questo, ho raccolto quattro contenuti sulla parità di genere, tutti molto recenti, per raccontarla a mio marito (e magari anche al tuo o anche a te, se sei un uomo che sta leggendo) in modo tale da renderlo un discorso di comunità e non solo femminile

  1. Il primo è proprio la serie di TlonFmnismo per uomini” inaugurata ieri dal video di Andrea Colamedici di cui ho scritto all’inizio di questo articolo.
  2. Il secondo è un fumetto dell’artista francese Emma, di cui è stata pubblicata qualche giorno fa la versione italiana e di cui forse hai già sentito parlare. Comparso sul Guardian nel 2017, in Italia è arrivato edito la Laterza con il titolo “Bastava chiedere” e racconta del carico mentale.
  3. Il terzo è una riflessione, che parte anche qui da un libro, Invisible Women. Exposing Data Bias in a World Designed for Men di Caroline Criado Perez, sul fatto che viviamo in un mondo disegnato da uomini per uomini e in cui per le donne è più difficile abitare. Per esempio, se quando esci con la tua parter o con le tue amiche e ti trovi ad aspettarle fuori dal bagno, non è perchè le donne vanno più in bagno degli uomini, ma è perchè i bagni nei luoghi pubblici sono pensati esclusivamente per i maschi (che fisiologicamente svuotano la vescica in meno tempo e possono usare gli orinatoi che, occupando meno spazio, sono di più dei water nei bagni femminili. Per cui, non siamo noi che ci mettiamo di più, ma voi che avete più possibilità di fare pipì rispetto a noi).  La trovate riassunta in questo articolo pubblicato sul Magazine di DataNinja e che si intitola proprio “La disparità di genere spiegata con i dati (che non ci sono)“.
  4. Il quarto, di cui avevo già parlato qualche tempo fa, è proprio For The Love of Men di Liz Plank, che propone una riflessione su una nuova costruzione della mascolinità che lasci spazio, anche per gli uomini, alla consapevolezza di sè. Purtroppo, non è ancora stato tradotto in italiano.

Poichè, che bello!, questi racconti stanno arrivando piano piano, spero di aggiornare presto questo articolo con tanti altri contributi utili e interessanti. Se già ne conosci, puoi segnalarmeli via email oppure su Instagram o LinkedIn. Grazie!

6 pensieri su “La parità di genere raccontata a mio marito

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