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Messico, nuvole e scimmie urlatrici

7 cose più una che ho scoperto del Messico durante il nostro viaggio da Città del Messico alla Riviera Maya, passando per Chiapas, Tabasco, Campeche e Yucatan

In Messico siamo arrivati lo scorso 2 febbraio. Siamo partiti dall’Italia che il Coronavirus era ancora una cosa esclusivamente cinese. Siamo tornati due giorni prima che iniziasse il lockdown, dopo aver trascorso quasi un mese tra Messico e Guatemala. Il Messico l’avevamo lasciato ormai da due settimane abbondanti, dopo un viaggio in pullman durato più di dodici ore, tre passaggi di frontiera e due mazzette (ma questa è un’altra storia).

Oggi, che la quarantena compie ufficialmente 40 giorni, mi sembra il momento perfetto per rompere il silenzio sui viaggi passati e raccontare i luoghi più meravigliosi e le scoperte che mi hanno lasciata a bocca aperta di questo Paese che, da solo, è grande quasi quanto l’Europa Centrale (yes, quasi 2 milioni di km quadrati, quasi sette volte l’Italia). Così, magari, ci viene voglia di progettare i viaggi futuri.

Non può quarantenare per sempre.

Se riesci a uscire dall’altro lato di un cenote, probabilmente arrivi in Cina

I cenote sono forse la cosa più straordinaria che abbiamo incontrato nel nostro viaggio in Messico. Sono vere e proprie grotte, la cui apertura è spesso circolare e nascosta tra la vegetazione della giungla, che si sviluppano sottoterra anche per centinaia di metri; piene di acqua dolce, pulita e freschissima, sono spesso abitati da animali come pesci e tartarughe.

Profondissimi, i cenote erano spesso utilizzati dai Maya per i sacrifici umani. Oggi ospitano tour subacquei organizzati e competizioni mondiali di tuffi, come il Cenote Ik Kil, la cui apertura perfettamente circolare lo rende uno dei più spettacolari. I cenote si trovano per lo più nella regione dello Yucatan e nella Riviera Mata, come il Gran Cenote, raggiungibile in bicicletta da Tulum. Ma attenzione: chiudono tutti prima del crepuscolo, attorno alle 16:00, perchè all’imbrunire sono presi d’assalto dagli animali della giungla che scendono alle loro acque per abbeverarsi. Bellissimi!

Le scimmie urlatrici non urlano

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Scimmia urlatrice a Palenque, Chiapas, Messico

Credevo che le scimmie urlatrici fossero rosse e trascorressero la maggior parte del loro tempo impegnate a urlare: aaaaaah! Lo credevo perchè quando ero piccola avevo un libro interamente dedicato a questo animale, con le illustrazioni che mi piacevano tantissimo e le pagine a tratti trasparenti così che a ogni pagina c’era sempre qualcosa da scoprire. In Messico ho scoperto che nessuna delle due cose è vera.

Le scimmie urlatrici, per lo meno quelle messicane, non sono rosse, ma nere; e il loro verso non assomiglia neanche lontanamente a un urlo. Il verso assomiglia a un ruggito, ma forse è più simile a quando quel signore delle televendite riprendeva fiato prima di attaccare con la descrizione della batteria di pentole successiva, avete presente di chi parlo no? La prima volta che l’abbiamo sentito erano le cinque del mattino e noi dormivamo in una cabaña in mezzo alla giungla: non sapevo se essere terrorizzata per quel suono mostruoso o super felice di aver, finalmente, potuto incontrare dal vivo una scimmia urlatrice, una delle protagoniste della mia infanzia. Come potete facilmente immaginare da questa foto, ho scelto la seconda.

Le persone adorano mettersi in fila

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La fila indiana dei turisti sulle scale ripidissime
della Piramide del Sole, Teotihuacan, Città del Messico

Nelle prime 24 ore a Città del Messico abbiamo battuto il record delle ore passate in fila. Quattro per entrare alla Casa Azul di Frida Kahlo (su internet troverete che non è necessario prenotare: è una menzogna, fatelo; e assolutamente assaggiate il cocco piccante che servono i baracchini lungo la strada), due in tutto per riuscire a salire in cima alla Piramide del Sole a Teotihuacan e una per riuscire a prendere il pullman che ci avrebbe riportato indietro a Città del Messico.

A stupirci più di tutto è stata l’assoluta tranquillità con cui i messicani affrontano lo stare in fila. A noi la Lombardia ci è salita e ci è scesa subito in tempo record: non abbiamo fatto in tempo a scocciarci che subito un nostro compagno di attesa ci ha offerto un po’ delle sue chapuline, cavallette fritte con succo di lime e salsa di pomodoro. Come si fa a non amare questo Paese e chi lo abita?

È facile incontrare la versione gigante delle piantine dell’Ikea

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Finalmente all’ombra, Palenque, Chiapas, Messico

Credo che la cosa che in assoluto ci ha lasciato più con la bocca aperta è stata la giungla. Soprattutto, i suoi verdi: non credevo potessero esistere così tante varietà di verde. È sufficiente posare gli occhi su qualunque giardino o area erbosa per sentirsi all’istante più rilassati e in pace con se stessi.

E poi, la grandezza delle piante. Prendete il reparto giardino di Ikea, immaginate di essere protagonisti del film Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi e avrete la stessa sensazione che ho provato quando mi sono infilata sotto questa foglia gigante di alocasia. A metà tra Wayne Szalinski e Alice nel Paese delle Meraviglie.

Esiste una laguna dove l’acqua ha 7 colori

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Laguna Bacalar, Yucatan, Messico

La Laguna Bacalar è chiamata dei sette colori perchè l’acqua è così limpida da confondersi con il cielo e da avere sette sfumature di blu. Noi siamo stati poco fortunati e abbiamo beccato una giornata un po’ uggiosa, e forse di sfumature ne abbiamo viste solo quattro o cinque, ma questo non ci ha impedito di rimanere a bocca aperta. Qui, dove seguendo le acque del Golfo del Messico, solo tre secoli fa i pirati arrivavano con le loro grandi navi per dividersi il bottino di scorrerie precedenti nel Mar dei Caraibi, oggi pochi turisti e molti locali amano ritrovarsi al tramonto in una spa a cielo aperto: il fondo limaccioso è infatti ricco di zolfo e l’argilla è riconosciuta come ottimo esfoliante e purificante. In queste acque, vivono tantissime varietà di uccelli, pesci gatto che sembrano usciti da un altro pianeta e, ci hanno detto, qualche raro coccodrillo bianco (che non siamo riusciti a vedere, nonostante il nostro impegno per questo compito che, come potete immaginare dalla fotografia, è stato arduo).

Alle persone piace fare la stessa fotografia

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Due coppie di turisti si fotografano nella stessa posa
a Chichen Itzà, Quintana Roo, Messico

Non solo a Pisa, la moda di fare tutti la stessa foto in prospettiva non è solo italiana. Di fronte alla Piramide più grande di Chichen Itzà c’erano più persone in posa nel tentativo di tenere la piramide in mano per postarla su Instagram. La cosa più sorprendente, per me, rimangono in ogni caso le persone che amano fare questo tipo di fotografie e adoro fotografarle.

I colori del Chiapas

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Mercato tessile di San Cristobal de Las Casas, Chiapas, Messico

Il nostro piano iniziale, come sapete non viaggio mai senza un piano ben definito, non prevedeva alcuna sosta in Chiapas prima di Palenque. Ma quando siamo atterrati a Tuxtla Gutierrez, in un areoporto più piccolo della stazione degli autobus di Lampugnano, non abbiamo saputo resistere: i colori dell’altopiano ci hanno da subito conquistato.

San Cristobal de las Casas è la cittadina da cui partono gli autobus per le rovine di Palenque e abbiamo avuto la fortuna di trascorrere due ore a mezzogiorno, l’orario migliore per godere della luce brillante e totale che accende tutti i colori. Abbiamo passeggiato per le sue stradine acciottolate, di fianco a case dai colori pastello. Il luogo che più ci ha colpito è stato il sagrato del Monastero di Santo Domingo, punto di ritrovo delle donne della regione che qui ogni giorno danno vita a uno dei più grandi mercati tessili della zona. Qui abbiamo anche mangiato uno tra i migliori tacos di tutto il viaggio. Con una margarita di tutto rispetto (ah e, altra sorpresa, è la margarita, al femminile).

Messico e nuvole

Il Messico assomiglia senza dubbio al Paese delle Meraviglie. Nonostante la sua vicinanza con gli USA che ne ha scolorito un po’ i caratteri più tradizionali e loro rende facilmente meta di turisti che fanno la spola tra Cancun, Santo Domingo e la Riviera Romagnola. Il Messico ha un volto nascosto, dietro alle sue spiagge e ai suoi altipiani pieni di sole. È qualcosa che inizi a notare piano piano, qualcosa che ti fa sentire a disagio, ma non capisci pienamente che cos’è. Inizi ad avvertirlo quando il pullman su cui viaggi si ferma a un posto di blocco e fai caso al fatto che, prima di quello, ne abbiamo passati diversi. Militari armati fino ai denti perquisiscono i nostri bagagli con i cani antidroga, ci chiedono i documenti, nessuno fiata. Poi diventa più forte quando arrivi a Tulum e il nostro Airbnb si trova a ridosso dello slam della città: state solo sulle strade grandi, ci avverte la Senora Teresa che ci affitta l’appartamento con piscina che abbiamo prenotato da casa, che quelle piccole sono pericolose.

Abbiamo passato troppo poco tempo in questo Paese perchè io possa scrivere di più quella che è solo una sensazione, supportata da dati statistici tristemente noti. Anche se non abbiamo mai assistito a scene esplicite di violenza nè, per fortuna, ci siamo mai ritrovati a temere per la nostra incolumità, tuttavia, il Messico è tristemente famoso per l’altissimo numero di femminicidi e per il tasso crescente di persone che vivono sotto la soglia di povertà, condizione che nutre le forme di violenza, come la criminalità organizzata e gli omicidi rituali che a questa spesso sono collegati. La violenza scorre sottopelle, la vedi solo se ti avvicini abbastanza. Abbiamo avuto la sensazione che facesse parte della normalità ed è uno degli aspetti della vita con cui i messicani convivono, un po’ come i mosquitos al di là del sottile strato di zanzariera che separa un sonno tranquillo dalla notte impetuosa della giungla appena fuori dalla finestra.

3 pensieri su “Messico, nuvole e scimmie urlatrici

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