Dacci le strade, che ai sogni ci pensiamo noi

La scorsa settimana ho partecipato ad una due-giorni rivolta ai giovani adulti italiani organizzata dall’Agenzia Nazionale Giovani dal titolo ‘Gioventù Italiana, la scommessa sei tu‘. Obiettivo dell’evento creare uno spazio di incontro tra giovani e meno giovani sulle opportunità offerte dall’UE e dall’Italia in tema di imprenditorialità giovanile e innovazione sociale.

Oggi è arrivata a tutti i partecipanti la lettera di ringraziamento del Direttore Generale dell’Agenzia Giacomo D’Arrigo.

Ho deciso di rispondergli e ho deciso di rendere pubblica la mia risposta perchè non mi ricapiterà mai più di avere tanto coraggio – e tanto tempo – tutto in una volta e perchè penso che certe cose vadano dette out loud. Eccola:

Caro Giacomo,

vorrei darti del tu perché voglio parlarti seriamente. Ho appena finito di leggere la lettera con cui ringrazi tutti noi che abbiamo partecipato alla due giorni romana ‘Gioventù Italiana. La scommessa sei tu’ e in cui fai il punto sugli obiettivi e le piccole vittorie che l’Agenzia Nazionale per i Giovani ha portato a casa in questi due anni grazie al lavoro di quanti ne fanno parte.

Ti scrivo perché si è visto che ci tenete. E ti scrivo perché siamo stati felici di capire che vi siete resi conto che ci sono dei giovani in questo Paese che, mi permetto di citare le parole che scrivi nella tua lettera, “rappresentano il volto di un’Italia che ha sempre più fiducia nel suo futuro. Giovani impegnati nel sociale e che del volontariato hanno fatto la loro vita, giovani talenti che si mettono al servizio del Paese”. Che cosa significa ‘mettersi al servizio’ l’ho imparato negli Scout. Ed è con questo stile che mi permetto di dirti ciò che segue.

Dal punto di vista dei contenuti e delle finalità da voi espresse, ritengo che la due-giorni romana abbia raggiunto a pieno solo uno dei vostri obiettivi, ovvero, citando di nuovo la tua lettera “fare il punto sui risultati che Ang ha raggiunto negli ultimi due anni“. Mi dispiace molto doverti dire che per gli altri due, ovvero “rompere il perimetro in cui spesso la politica vuole chiudere i giovani” e “raccontare una generazione che troppo spesso ha pochi spazi per esprimersi, su cui sono in pochi a scommettere“, non è stato così.

Io credo che per scommettere ci voglia coraggio di rischiare e fiducia nelle proprie capacità o nelle capacità del proprio campione. Non ho visto nessuna di queste cose a Roma

Come partecipanti non abbiamo avuto la possibilità di incontrare davvero i relatori, esponenti della politica e dell’imprenditorialità italiana e rappresentanti cioè di coloro che prendono le decisioni in questo Paese. Non c’era il tempo per approfondire le risposte e non c’era modo di avvicinarsi poichè il ruolo dei mediatori è parso, più che di facilitare l’incontro, quello di assicurarsi che fosse garantita quella distanza che invece avrebbero dovuto aiutare a colmare. Unica eccezione il Ministro Poletti, che ha investito il suo pomeriggio nel prendersi le responsabilità dell’eredità di una mala politica con cui si trova tutti i giorni ad avere a che fare. Se lo vedi, ti prego di ringraziarlo più di tutti perché abbiamo capito quanto ha scommesso su se stesso.

Alla fine ci è sembrato addirittura di avvertire un rovesciamento delle parti. Che non doveste più essere voi, i meno-giovani, a scommettere su di noi, i giovani, ma il contrario! E cioè che voi ci steste chiedendo di avere il coraggio di darvi fiducia che sapete quello che state facendo quando organizzate un incontro per abbattere la barriera tra giovani e meno-giovani invitando solo una delle due parti. E allo stesso modo quando ci dite che l’unica cosa che possiamo aspettarci dai meno-giovani di questo Paese, cioè da voi, sono i soldi per realizzarci, meglio ancora se da un’altra parte.

Ma non vi rendete conto che se siamo ancora qui è perché lo abbiamo scelto?

E che se partecipiamo ad una due-giorni dal titolo “La scommessa sei tu!” quello che vogliamo non è, come scrivi alla fine della tua lettera, di vederci regalato “un sogno in cui credere”: grazie, ma noi sogniamo, noi progettiamo, come diceva il professor Rosina, e lavoriamo ogni giorno per raggiungere i nostri obiettivi.

Caro Giacomo, voi non dovete regalarci un sogno:

Voi dovete garantire a noi giovani, non sogni, ma l’esistenza di strade su cui poter camminare per raggiungerlo!

La grande assente di questa due-giorni è stata la corresponsabilità. Io non so se tu hai dei nonni. Io sì, ho due nonne fantastiche cui voglio un mondo di bene. Una mi chiama due volte al giorno per chiedermi come sto, se ho mangiato e mi raccomanda di non prendere freddo. Quando vado con la mia famiglia da lei la domenica sembra il pranzo di Natale. L’altra invece la vado a trovare io e lei mi racconta della sua infanzia, dell’ultimo libro che ha letto e di quando il nonno in viaggio di nozze le regalò i tre giri di perle che per fortuna i ladri non si sono accorti che son vere, se no!

Perché ti parlo delle mie nonne? Perché vorrei che tu capisca che ciò che intendo con corresponsabilità non è altro che una cosa che facciamo naturalmente e cioè prendersi cura reciprocamente, come fanno le mie nonne per me e come io faccio per loro. Ognuna con i propri strumenti, ma tutte e tre tese al nostro bene comune. Quando quindi tu scrivi alla fine della tua lettera che noi siamo “giovani, sconosciuti al grande pubblico, ma di grande valore, protagonisti della crescita e dello sviluppo culturale ed economico, non solo delle nuove generazioni, ma di tutta la comunità”, sottolinei una cosa importantissima e cioè che il nostro valore non ha ripercussioni positive solo su di noi in quanto nuove generazioni, ma su tutti, ed è questo tutti ciò su cui dobbiamo scommettere!

Se vuoi davvero raggiungere gli obiettivi che vi siete posti come Ang, rivolgetevi a tutti! Non solo ai giovani in quanto categoria discriminata su cui nessuno scommette: provate invece a creare una platea mista di giovani e meno giovani nella quale si costruisca insieme un discorso nuovo, che funzioni con nuove modalità, nuove parole e che individui nuovi punti di incontro. Osate, prendete esempio dai progetti cui vi fate promotori, promuovete il dialogo tra i giovani e i meno giovani abbandonando la forma del ‘talk’ favorendo altre modalità non formali, come quella del focus group, del workshop e via dicendo. Cercate di favorire l’individuazione di strategie diverse da “finanzio il tuo progetto” come forme di relazione tra giovani e meno giovani: altrimenti i giovani rimangono sempre e comunque dipendenti, alle dipendenze e soggetti vittime di un assistenzialismo paternalistico che magari tiene tranquilli alcuni, ma distrugge questo Paese.

Non ho il dono della sintesi e ti ringrazio se mi hai letta fino a qui. Lasciati scalfire, non tanto da quello che ti sto dicendo, ma da quello che hai visto a Roma, e organizza subito un’altra due giorni! Ma questa volta scommetti su te stesso e su ciò che l’Ang può fare: invitaci tutti, giovani e meno-giovani, donne e uomini, facci incontrare, dacci spunti su cui discutere, regalaci, questo sì, occasioni di incontro che ci permettano di trovare insieme nuove modalità di relazione che nascano dalla corresponsabilità tra chi questo Paese lo ha vissuto, lo ha costruito e adesso lo comanda, e chi non vede l’ora di fare del suo meglio per contribuire a questa costruzione.

Regalaci strade, Giacomo, strade! Che ai sogni ci pensiamo noi

Grazie per il lavoro che stai facendo come Direttore Generale. Sii complice dell’universo di cui parla Coelho.

Un caro saluto,

Vera