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I super poteri dei pendolari

Dopo anni di pendolarismo ho finalmente deciso di raccontare al mondo la verità: altro che Spiderman e il ragno, Superman e Kripton e Catwoman e i gatti di Gotham, il vero supereroe è il pendolare Trenord/Trenitalia e ATM che ogni giorno si spara livelli di stress che Locky e la fine del mondo ciaoproprio. La nostra missione? Sederci sul treno delle 8:08 da Melegnano in poi o sui mezzi a Milano durante la settimana.

Ecco i super poteri che ho acquisito dopo quasi 10 anni da pendolare

1. SUPER VISTA

Consente di vedere un posto libero a 3 carrozze di distanza

2. RABBIA SOVRAUMANA

Puoi sclerare contro il treno che parte con 1 minuto di anticipo mentre tu sei appena arrivata sul binario credendo di prenderlo (sciocca!)

3. SANTA PAZIENZA

Arma fondamentale quando hai a che fare con Trenord e i suoi ritardi di 20 minuti del tutto inspiegabili su un tragitto lungo la metà del tempo

4. ZAINO INFINITO

Dal k way al kit per cucito, passando per cuffie e schiscette, nel tuo zaino c’è qualunque cosa ti serva in caso di guasto al treno. Fondamentali beni di prima necessità: libro, acqua, ombrello e crackers frantumati per uno spuntino salvavita

5. NASO D’ACCIAIO

Utile d’estate per sfuggire ai miasmi degli altri passeggeri. Fondamentale d’inverno quando le carrozze sono troppo calde o troppo fredde e i nasi normali gocciolerebbero dal raffreddore

6. PAROLACCIA FACILE

Quando il treno è sul binario e la gente osa passeggiare sulle scale (comuni mortali mi rivolgo a voi: in stazione NON – SI – PASSEGGIA. Se proprio dovete andare piano, camminate rasenti ai muri)

7. PORTA ABBONAMENTO

E swoosh! sgusci tra i tornelli come un pesce appena pescato tra le mani del pescatore

8. OROLOGIO BIOLOGICO

Unico modo per sapere che ore sono in metro e in treno (ma perchè su quegli schermi nelle nuove metro e sul tabellone degli orari sui binari a Rogoredo non mettete gli orari?!)

9. ASSOLUTA INDIFFERENZA

Per ignorare qualunque scocciatura, che se non la consideri smette di esistere all’istante

10. DIVANO E FELICITÀ

Quelli che ritrovi quando i mezzi ti rigurgitano fuori e arrivi finalmente a casa

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Cosa fare se ti rubano la bicicletta: storia di un ritrovamento miracoloso

Di solito non do i nomi alle cose. Ma la mia bicicletta, quella che uso tutti i giorni, si chiama Biscaletta. Era il modo in cui Ibrahim e Sharif, due ragazzi a cui insegnavo italiano qualche anno fa, chiamavano le bici durante le nostre prime lezioni (poi hanno imparato a dirlo giusto). Biscaletta è una bici miracolata. Non solo perchè è stata di mia mamma e perchè insieme ci facciamo 6 km al giorno, freddo, pioggia, sole, vento, e lei resiste benissimo. Ma soprattutto perchè dopo che me la rubarono a Torino tre anni fa, l’ho ritrovata.

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Eccomi, felicissima, che annuncio il ritrovamento di Biscaletta dopo il furto

Ecco la sua storia e la storia di come ho fatto a ritrovare la mia bicicletta dopo il furto

Nell’estate del 2015, quando me l’hanno rubata, Biscaletta ha compiuto circa 40 anni. Dico circa perchè a mia mamma fu regalata nel 1974 e non sappiamo quanti anni avesse già (Biscaletta, non mia mamma, che di anni ne aveva 18 e iniziava a lavorare a Milano). Da come è messa oggi si può capire che da giovane Biscaletta aveva il telaio di un bel blu brillante, i manici color avorio, un cestino di vimini sul davanti e dei bellissimi pararaggi multicolore. Negli anni una mano sconosciuta le ha messo un campanello con l’immagine di un motociclista piegato in curva. Io ogni tanto tento di emularlo, ma finisce che il pedale tocca la strada con un rumoraccio e mi obbliga a fermarmi. Comunque, mia mamma usò Biscaletta, che ancora non si chiamava così, fino a che non cambiò lavoro e la lasciò per un’automobile. Biscaletta finì tristemente a essere utilizzata, come la maggior parte delle biciclette, nelle giornate di sole. Qualche anno dopo mia mamma e mio papà si sposarono e Biscaletta rimase nel garage di mia zia per un sacco di tempo.

Quando mi fu data nel 2012 io stavo finendo l’università e mi avevano appena rubato la mia mountain bike. Biscaletta fu rimessa a nuovo per la mia laurea, ma non troppo: che in stazione a Melegnano più la bici sembra vecchia e meno te la fregano (ma non sempre, tiè). Quando mi trasferii a Torino qualche mese dopo, Biscaletta venne con me su un regionale scalcagnato peggio di lei. Subito, ispirata dai venditore di rose torinesi, che ci sanno fare un sacco nelle cose della vita, ci attaccai una cassetta di plastica per metterci dentro i libri, le borse, le pentole, il piumone e persino la valigia di Marta quando dovette traslocare. Insieme ci siamo girate la città, anche sotto la neve. Una volta, ricordo, ero in ritardo per un pic nic e andavamo così veloce che un ciclista, uno di quelli con le tutine e la bici leggerissima, ci si affiancò e ci propose di entrare in squadra. Rifiutammo, noi siamo cicliste da tutti i giorni. Restò con me fino a che una sera la parcheggiai sotto casa di un’amica, dovevamo andare a un concerto poco fuori città e saremmo andati in macchina. Al ritorno ci misi tre secondi, più dieci minuti di incredulità mista a disperazione e parolacce, a capire che me l’avevano fregata. All’epoca usavo un lucchetto normalissimo (sciocca!) e lo trovai tranciato di netto per terra.

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Ecco Biscaletta a Torino con il suo campanello con il motociclista

Il giorno dopo feci denuncia, sopportai le battutine dei Carabinieri, e per due settimane mentre usavo il bike sharing torinese guardavo tutte le bici che vedevo per cercare di ritrovarla.  Avevo ormai perso la speranza quando, di ritorno per andare a incontrare la mia prof della tesi, la vidi legata a un palo al cancello di fianco a dove abitavo. Incredula, ci ho fatto un giro intorno, possibile ritrovare Biscaletta a due metri da casa? Era proprio lei, nel renderla più bella per venderla avevano tolto i pararaggi e il cestino, ma il motociclista sul campanello era ancora al suo posto. Chiamai i carabinieri, che arrivarono dopo una mezz’ora che io avevo trascorso pronta a dare battaglia al nuovo proprietario, che però non arrivò mai. Mi chiesero di mostrare la denuncia e con delle cesoie e tutta la tranquillità del mondo tranciarono il lucchetto che la teneva chiusa e me la restituirono. Da allora ci vedete ogni tanto andare in giro e Biscaletta è sempre leì. Ma il lucchetto l’ho cambiato, che la lezione l’ho imparata.

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Io mentre torno a casa con Biscaletta una sera d’inverno

Come tutte le storie anche questa ha una morale: cosa fare quando ti rubano la bici?

1. PRIMA CHE TE LA RUBINO: REGISTRALA! La Provincia di Milano ha recentemente messo a disposizione di tutti la possibilità di registrare la propria bicicletta in un registro elettronico e attestarne la proprietà. Così non dovrete mai temere che il nuovo proprietario si metta tra voi e la vostra bicicletta (tiè).

2. PER NON FARTELA RUBARE: COMPRA UN LUCCHETTO SERIO! Il valore di Biscaletta a oggi è sentimentale. Il valore del lucchetto che uso per chiuderla è 50 euro. Ci sono poi un sacco di modi per legarla in modo intelligente e diminuire così il rischio che possano rubartela, ma avere un lucchetto degno di questo nome è sicuramente il primo passo per scoraggiare qualunque ladro.

3. DOPO CHE TE L’HANNO RUBATA: DENUNCIA IL FURTO! Anche se è un mezzo catorcio e anche se tu stesso l’hai pagata 20 euro, hai comunque subito un furto e dunque è tuo dovere, nonchè tuo diritto, denunciarlo alle autorità competenti. Se, seguendo la morale della mia storia, per caso la ritroverai, l’unico modo per riprenderla è dimostrare che ti è stata rubata e la denuncia è il modo corretto per farlo.

4. DOPO CHE HAI DENUNCIATO: CONTROLLA SUL WEB E SU FACEBOOK SE QUALUNO L’HA VISTA. Negli ultimi anni c’è stato un grande aumento dei furti di biciclette. Questo ha fatto sì che la gente si sia organizzata per ritrovarle e negli anni sono fioriti parecchi Gruppi, pagine Facebook e community cittadine per aiutare i proprietari a ritrovare le proprie compagne (o compagni, che io do per scontato che le vostre bici siano donne come la mia, pardon). La polizia locale di Milano ha addirittura preparato un documento di FAQ per rispondere alle domande di chi ha appena subito il furto.

5. DOPO CHE L’HAI RITROVATA: AMALA! La bicicletta non inquina, ti fa bene perchè ti fa muovere, non necessita necessariamente di un posto per il parcheggio, ti siedi semnpre non come sui mezzi pubblici, può portare pesi e amici al posto tuo e con l’equipaggiamento giusto si può usare tutto l’anno!

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Il mio equipaggiamento da pioggia: sovrascarpe, pantaloni impermeabili, k-way e cuffie

L’importanza di fare una lista (e ignorarla fino al momento giusto)

Adoro fare liste. Ne ho una per qualunque cosa: una lista le spese fatte (la più dolorosa eh eh eh), i viaggi che vorrei fare (la più lunga), i ristorantini da provare (quella che apro a stipendio appena arrivato), i libri che vorrei leggere (quella che aggiorno di più), i film che non posso assolutamente perdere (quella che aggiorno di meno), i cibi che in casa iniziano a scarseggiare (anche se, da quando faccio parte di un Gruppo di Acquisto Solidale è la lista che uso di meno), le cose burocratiche della vita adulta che non posso più ignorare (sapete 730, bollette, la posta certificata, pagare la TARI, l’abbonamento a Netflix, quelle cose là) e poi quella che tengo sempre aperta sulla scrivania di fianco al computer e per cui ho addirittura comprato un quaderno, per tenerla al posto d’onore. È la lista mensile delle cose da fare.

Riprendere in mano questo blog è sulla Lista Mensile Delle Cose Da Fare da quasi tre anni. E di mese in mese  ho riscritto “scrivere sul blog” accanto al suo bel quadratino per circa 30 volte

Alle mie liste do sempre un titolo, quella che ho finito di compilare ieri e che riguarda il mese di maggio si chiama “Maggio, su coraggio!” perchè ho veramente parecchie cose da fare. Ho letto che fare liste è una sorta di potere femminile. Risponderebbe al bisogno di concretizzare le idee e gli obiettivi in modo tale da renderli disponibili ordinatamente. Avete presente quando le vostre mamme da piccoli vi dicevano “Piano, piano, una per volta” quando tentavate di ficcarvi in bocca diciotto ciliegie contemporaneamente? Ecco, fare liste funziona un po’ così: il nostro cervello ha imparato che mettere in fila i  pensieri, le cose da fare, e affrontarle una alla volta, aumenta le probabilità di realizzarle, senza ingozzarsi. Inoltre, la sensazione di benessere che proviamo quando abbiamo finalmente completato la lista che abbiamo di fronte contribuirebbe a innalzare i nostri livelli di autostima.

importanza lista cose da fare

E allora perchè ci trasciniamo dietro cose per anni, come ho fatto io? Perchè il nostro cervello è strano. A volte ha bisogno di quelli che vengono chiamati stimoli inversi per funzionare. E quindi a volte è più utile fare una lista delle cose da non fare, invece di quelle da fare, per far emergere davvero quello di cui abbiamo bisogno. Ieri sera ho visto un amico che non vedevo da tempo: si è trasferito in un altro stato e ha cambiato completamente la sua vita. A un certo punto ho capito che l’unica domanda che potevo fargli che avesse un senso era: stai bene in questa nuova vita? Ho saltato tutti gli aspetti che potrebbero rendere triste o felice una persona. Sono andata al succo, non gli ho fatto la lista di domande che avrei voluto. Scartando tutte le domande da non fare, ho fatto l’unica che avesse senso in quel momento chiedere al mio amico: sei felice?

Ho capito che più importante che fare una lista di cose da fare è ignorarla fino al momento giusto

Perchè mi sono svegliata adesso a riprendere in mano questo blog dopo il primo articolo scritto due anni e mezzo fa? Credo fosse il momento giusto. Ho riscritto “riprendere a scrivere sul blog” sulla mia Lista Delle Cose Da Fare di Maggio per la 31esima volta e mi son detta: oggi lo faccio.

importanza lista cose da fare

E visto che ha funzionato ecco la mia lista di consigli per fare una buona lista da ignorare fino al momento giusto:

  1. Scegli un periodo di tempo limitato entro cui completare la lista: anche le ciliegie prima o poi finiscono
  2. Suddividi ogni punto in punti più piccoli: anche l’impresa più titanica ti sembrerà più facile se la affronti passo passo, un aspetto per volta. E vedere la serie di ✔️vicino ad ogni punto ti aiuterà a gestire l’ansia e ad arrivare fino in fondo
  3. Usa i colori! Quante cose nella nostra vita sono associate ai colori: verde sì, rosso no, giallo attenzione. Utilizza i colori nelle tue liste per evidenziare priorità e cose più importanti
  4. Fai leva sul senso di colpa: c’era una canzone una volta che diceva “mi sento vittima e carceriere”. Tolto il dramma, è abbastanza vero: il giudice più severo di noi stessi siamo noi. Basta saperlo e sfruttare la nostra capacità di autogiudicarci per spronarci a fare meglio.
  5. Ignorala fino al momento giusto: anche le ciliegie hanno bisogno di maturare per diventare più buone. Lasciati del tempo per riflettere e fai altro se senti che non è il momento giusto: quando arriverà lo sentirai e potrai mettere l’agognato ✔️