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Stile di relazione: quello che manca al tuo racconto di brand

Come interagisci con il tuo pubblico? Lo stile di relazione è il modo in cui rispondiamo ai bisogni delle nostre clienti ideali ed è alla base della fiducia reciproca

Oggi è lunedì e splende il sole. Questa notte, per la prima volta in questo autunno caldo, la temperatura è scesa vicino allo zero. Perchè ti sto dicendo queste cose? Perchè questo è il primo articolo di una serie che mi piacerebbe dedicare a te, che fai il mio lavoro oppure che ti interessano i temi di cui mi occupo, e non so come iniziare.

Essere consapevoli di non avere idea di dove partire per raccontare di sè, o del proprio brand o del proprio prodotto, è il primo passo per raccontare bene. E, quindi, eccomi qui con il primo argomento dedicato al brand storytelling: lo stile di relazione che scegli di avere con il tuo pubblico e che ti differenzia da tutti gli altri.

Il mio stile di relazione è onesto, sincero, accogliente. E, pure, un po’ sbarazzino. Per questo, non ho paura di iniziare a parlartene ammettendo di aver ricorso a uno dei modi più semplici per rompere il ghiaccio: parlare del tempo.

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Capisci che intendo?

Cos’è uno stile di relazione nella comunicazione

Uno stile di relazione è l’insieme dei modi attraverso cui costruisci la relazione con il tuo pubblico e la mantieni nel tempo attraverso il tuo modo di comunicare. La relazione è uno dei componenti del Prisma della Brand Identity di Kapferer, che io ho conosciuto per la prima volta grazie a Valentina Falcinelli nel suo Testi che Parlano. Insieme a personalità, cultura, rappresentazione, riflesso e caratteristiche fisiche, la relazione è uno degli elementi distintivi dei cosidetti brand ExPro, cioè Experience Provider, nel paradigma attuale che usiamo per lo studio e l’applicazione di questi concetti. Lo stile di relazione che scegli di avere, quindi, non comprende solo le parole che hai scelto per raccontare te stess@, il tuo brand o il tuo prodotto/servizio, ma anche la tua personalità, il tuo carattere, il modo in cui scegli di parlare e i luoghi che scegli per incontrare le persone.

Perché è importante conoscere il proprio stile di relazione

Essere consapevole del tuo stile di relazione è utile per mantenere la relazione con le persone. E questo vale sia nella vita privata sia nel business. Hai presente quando butti gli occhi al cielo e, girando la cannuccia nel bicchiere, ammetti spazientita: tutti io li becco quelli stronzi? Ecco, dato che tutti quegli stronzi hanno in comune una cosa su tutte, cioè tu, forse sul banco degli imputati non dovrebbero stare tanto loro, quanto invece il tuo stile di relazione. E il bisogno che porta te e quegli stronzi a iniziarne una.

Qualche tempo fa, per capire se il matrimonio facesse per me o meno, ho letto un libro molto interessante sugli stili di relazione che è possibile riconoscere tra le coppie contemporanee. Tutti riconducibili a ciò che lega quelle due persone, cioè al perché due persone stanno insieme. Secondo l’autore del libro, infatti, due persone scelgono di diventare una coppia perchè l’una risponde ai bisogni più inconsci dell’altra. E viceversa. Lo stile di relazione, di ogni coppia che entra in relazione, compresa la coppia marca-utente, è espressione di quella tensione tra bisogno segreto e la sua, ben più segreta, soluzione.

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Per fortuna, ci sono soluzioni ben più semplici

Cosa succede se non sei consapevole del tuo stile di relazione?

Nella vita privata, lo abbiamo visto, probabilmente li becchi tutti stronzi. E non capisci perchè. Oppure, passi sempre per la stronza tu. Nel business, potresti perdere clienti strada facendo senza capire il motivo. Ti racconto due storie molto simili, che mi sono capitate recentemente e che, con molta probabilità, hanno dato vita all’idea di parlarti di stili di relazione oggi e non a continuare a parlare del tempo (freddino, oggi, vero? Mia nonna direbbe che ora le verze hanno preso il ghiaccio, è la stagione giusta per i salamini in umido).

A me capita spesso di avere delle business crush. Cioè di conoscere per caso una professionista e decidere che: ommioddio è bravissima, voglio essere come lei. Allora inizio a seguirla su tutte le piattaforme, leggo tutte le sue newsletter, metto un sacco di reaction alle sue storie e, soprattutto, la consiglio a chiunque. Come effetto collaterale ottengo quasi sempre di arrivare a conoscere perfettamente, quindi, non solo tutti i suoi prodotti e il suo modo di comunicare, ma di conoscere il suo stile di relazione, la sua identità di brand, le sue parole preferite , e così via, a completare il Prisma di Kapferer.

Mettiamo che, un giorno, questa professionista per cui ho una business crush noti il mio entusiasmo e decida di rispondermi in privato a un commento nelle storie. E mettiamo sempre che, nel farlo, utilizzi uno stile di relazione completamente diverso da quello che utilizza nelle sue altre comunicazioni, quelle cioè non dirette a un’utente particolare, ma a tutto il suo pubblico. Cosa pensi che potrebbe succedere?

La prima storia che ti racconto è quella della Business Crush Numero 1, che potremmo chiamare affettuosamente Parigi. Lei è italiana, ma vive all’estero, fa un mestiere simile al mio e il suo stile di relazione sapeva di panna sopra la cioccolata calda, di sorrisi dietro alle sciarpe di lana, di disegni all’acquerello. Romantica, dolce e accogliente. Poi, un giorno, forse un giorno no, forse pioveva, giusto per tornare a parlare del tempo, decide di rispondere a un commento che le avevo lasciato su Instagram: mi rendo conto che quella che avevo scambiato per Parigi era, in realtà, la pubblicità do un vecchio profumo francese piazzato sopra uno dei palazzoni di Milano Due. Fine della crush? Certo, la dissonanza tra lo stile di relazione a cui ero abituata a quello che stavo ricevendo attraverso quei messaggi, freddi e pieni di pregiudizi, oltre che di punteggiatura usata a caso, era tale da aver minato la mia fiducia nei suoi confronti.

La seconda è un’altra storia triste. E si gioca ancora su Instagram. La Business Crush Numero 2, in questo caso, ha una professionalità completamente diversa dalla mia. Per la sua freschezza e la mutabilità degli argomenti, la chiamerò Primavera. Il suo stile di relazione sa di campi fioriti, di dita sporche di zucchero a velo e di ironia leggera, di quella che ti punzecchia il naso e le guance come il vento birichino che prende le gocce d’acqua dal mare. Anche con lei, la delusione: quanto la sua comunicazione studiata a tavolino per la sua community era giocosa e accogliente, tanto era arida e rigida quella in privato. Fine della business crush.

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Come sembrava lo stile di relazione
di Business Crush Numero 2

Come mantenere uno stile di relazione coerente con il tuo pubblico

Anzitutto, sii consapevole che il tuo modo di relazionarti con le persone è alla base della relazione di fiducia reciproca che vi lega. Per questo, è molto importante che tu scelga uno stile e faccia di tutto per rimanervi coerente. Studialo, nominalo, trova gli aggettivi che lo descrivono. Così, quando lo conoscerai a fondo, potrai utilizzarlo in ogni occasione, da quelle più studiate a tavolino come il tuo sito o il lancio di un prodotto, a quelle dove ti è richiesta più impulsività, come una diretta, un evento oppure i direct. Inoltre, quando arriverà il momento in cui avrai magari chi collaborerà con te, fare un passaggio di consegne su questa tema è fondamentale, affinchè le persone non perdano fiducia nel tuo marchio e nei tuoi prodotti, solo perchè è cambiata la mano che tiene la penna.

A questo proposito, potrebbe essere utile formalizzarlo, inserendolo nel tuo brand book, insieme alla personalità di brand e al tono di voce che scegli per la tua comunicazione. Chiediti: come voglio impostare la relazione con le persone che mi seguono? Su cosa? A cosa voglio dare priorità nella mia relazione con loro? Io, per esempio, ho scelto di impostare il mio stile di relazione sull’ascolto, l’accoglienza e l’onestà; chi mi segue, sa che ringrazio sempre per feedback e messaggi, che amo rispondere a tutti e tutte e lo faccio a stretto giro; che nei preventivi sono trasparente e che mi piace proporre soluzioni modulabili in modo tale da mettere chi si trova dall’altra parte nella condizione di partire secondo i suoi piani; in tutto ciò che faccio, il mio obiettivo è portare uno spunto di meraviglia.

Infine, come mi ha detto recentemente anche la mia speed mentor, una professionista di cui sono stata mentee durante un evento di mentorship organizzato a speed date, se è vero che lo stile di relazione è espressione del modo in cui risolviamo i bisogni dell’altra persona, da qui possiamo ottenere molte informazioni sul nostro o sulla nostra cliente ideale (per esempio, se il mio stile di relazione è accogliente e basato sull’ascolto, significa che si rivolge e sarà più attrattivo per persone che in questo momento hanno bisogno di essere rassicurate e che cercano una guida, aperta al confronto, più che, magari, una compagna di giochi o un generale di cui eseguire gli ordini senza fiatare) e sul modo in cui lui o lei si aspetterà che noi interagiremo.

Per capire com’è il tuo stile di relazione, prendi in esame il tuo modo di comunicare e il modo in cui ti piace che le altre persone si relazionano con te. È un viaggio a spirale: dall’esterno verso l’interno e a ritroso, da te verso l’altra persona, in un circolo virtuoso di fiducia che si mantiene nel tempo.

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Abbiamo mai smesso di lavorare in spreadworking?

Con il Lockdown 2 La Vendetta, dalle prime zone rosse a quasi tutta Italia, torniamo a parlare di spreadworking, il lavoro da casa senza orari nè tutele

Apparentemente no. O, almeno, solo una minima parte di chi lavora da casa da marzo 2020 ha potuto migliorare la propria situazione di spreadworker. Tutti gli altri si dividono tra chi ormai ci ha fatto il callo e chi, invece, con l’arrivo dell’inverno e le giornate più corte, inizia a far fatica e dice: vorrei almeno riuscire a vedere il sole.

Ho inventato la parola spreadworking nel corso della quarantena della scorsa primavera. Mentre raccoglievo le storie di chi iniziava a lavorare da casa, ho sentito la necessità, come racconta Vera Gheno in Potere alle Parole, di inventare questa parola perchè quanto cercavo di descrivere non era, a mio parere, rappresentabile dalle parole a me conosciute. Al contrario di smartworking, che secondo molti diventerà la parola dell’anno 2020 poichè ha dominato la conversazione di tutto il mondo occidentale pur riguardando solo una percentuale minima di persone (ricordo che solo il 15% della forza lavoro italiana fa un lavoro che è possibile fare a distanza), spreadworking indica la modalità di erogazione della prestazione lavorativa di lavoro dipendente senza orari definiti, spazi adeguati e tutele previste dalla legge. È una condizione di lavoro vorace, che occupa tutto lo spazio e il tempo disponibili. E riguarda soprattutto chi si trova in fondo alla catena di responsabilità, di solito le persone più giovani o quelle che rispondono a manager impreparati.

Perchè torniamo a parlare di spreadworking

Due settimane fa la regione in cui vivo, la Lombardia, insieme a Piemonte, Calabria e Valle d’Aosta ha iniziato il secondo lockdown. E, da oggi, anche altre regioni come Toscana ed Emilia Romagna, si avviano verso lo stesso destino. Sebbene sia una quarantena meno restrittiva, per cui chi era tornato a lavorare in ufficio, magari a turni, è possibile che stia mantendendo questa prassi, allo stesso tempo, c’è chi continua a lavorare ininterrottamente da casa dallo scorso marzo e chi è tornato a farlo in seguito alla chiusura di attività produttive come ristoranti, palestre, negozi ecc.

Ho così deciso di ricominciare a raccogliere storie. Di fare il punto insieme a chi mi ha donato la sua la scorsa volta, chiedendo loro principalmente tre cose: è cambiato qualcosa? come stai? e cosa posso fare per aiutarti?

Cosa fare se sei in spreadworking: due appuntamenti e un’opportunità

Domani, martedì 17 novembre, in pausa pranzo, sarò ospite di Chiara Battaglioni, Professional Organizer, in una diretta Instagram. Sarà l’occasione per riprendere il filo del discorso, raccontando la situazione attuale di chi si trova in spreadworking e provando a tracciare le prime soluzioni, risponderemo alle domande ricevute nelle ultime settimane. La diretta resterà disponibile qui.

Il secondo appuntamento, sempre con Chiara, sarà all’interno del suo Podcast Work Better: insieme cercheremo di dare indicazioni concrete a chi si trova in spreadworking e non riesce a immaginare un modo per staccarsi dal PC.

Ti riconosci in quanto descritto fin qui e vuoi tornare a rivedere il sole? Scrivimi.

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Il magico potere del follow up

Cosa fare quando l’azienda per cui hai mandato la candidatura fa ghosting peggio della persona che ti piace

Oggi mentre ero su Instagram a leggere come le persone avessero deciso di trascorrere l’ultimo giorno prima del lockdown, sono incappata in questa immagine. A mio parere, descrive perfettamente come si è sentit@ chi, negli ultimi otto mesi, ha cercato di cambiare lavoro.

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Meme dal profilo di @Will_ita

Cercare o cambiare lavoro oggi è insieme una necessità e una maledizione

Secondo un’analisi di Tortuga, condotta sulla base di dati Istat, dopo la prima ondata della pandemia, il mercato del lavoro italiano ha perso 656.000 posti di lavoro e il numero totale di occupati è calato del 3,84%. A esser messi peggio sono, che novità, gli under 35, i cui settori di occupazione, in particolare cultura, sport e ristorazione, sono i più colpiti dalle limitazioni governative. Infatti, il 41,3% dei lavoratori di questi comparti ha meno di 35 anni. Di questi, meno della metà può contare su un contratto a tempo indeterminato e il 57,9% di loro percepisce un reddito netto mensile inferiore ai 1000€. Se sei una donna, poi, è anche peggio.

Non deve quindi sorprenderci che il nostro mercato del lavoro negli ultimi mesi assomigli a un campo di battaglia. Grazie alla ripartenza di maggio, in cui anche i settori produttivi più colpiti sono riusciti a riprendere fiato, migliaia di donne e di giovani si stanno facendo strada a colpi di CV e cover letter. La competizione in questo momento è altissima e, come racconta anche Euronews, trovare o cambiare lavoro oggi è insieme una necessità e una maledizione.

Le difficoltà che devi affrontare se cerchi di trovare o cambiare lavoro

Oltre alla competizione, che rende piccino il più figo di tutti gli Erasmus, ci sono anche le aziende che sembrano volerci mettere del loro. Eccitate come Dissennatori a una partita di Quidditch, non vedono l’ora di vedere chi sarà il primo a cadere e allora costruiscono offerte di lavoro ridicole, dove una persona dovrebbe avere duecento teste per poter davvero lavorare bene; processi di assunzione complessi più della tecnica per truccare uguali tutti e due gli occhi; e proposte economiche e contrattuali che potrebbero tranquillamente trovare un posto magnifico su per il loro c…

Penso che la pratica più diffusa, e più odiosa, già in uso ben prima della pandemia, sia quella per cui un’azienda con cui si è instaurata una relazione di qualsiasi tipo, finisca per non dare più notizie di sè o del processo di selezione. Un po’ come quando senti un ragazzo o una ragazza per un po’ e poi, inspiegabilmete, quello o quella scompare. Per settimane. Per mesi. Per sempre.

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Cosa fare se l’azienda per cui vorresti lavorare fa ghosting

Il mio consiglio è di considerare tre strade. La prima è quella di aspettare. Magari tra un paio di settimane riceverai una telefonata in cui ti chiameranno per la proposta economica e tu ti dirai che ti stavi solo fasciando la testa inutilmente. Oppure, tra tre mesi ti arriverà una mail standard in cui ti ringraziano per il tempo che gli hai dedicato, ti dicono che le tue competenze sono veramente quello che gli pareva che potesse fare al caso loro, ma, dato l’altissimo numero di candidature ricevute, purtroppo, per questa volta, sono costretti a scegliere un’altra persona. Però, per fortuna, sono a disposizione e non vedono l’ora che si aprano nuove prospettive per il futuro. A questo punto, puoi cestinare l’email oppure fare un ultimo tentativo inviando una risposta in cui ringrazi e chiedi feedback. Probabilmente, non ti risponderanno mai e si torna punto a capo.

La seconda via che puoi scegliere di percorrere è quella del fregartene altamente. Se non sai cos’è la sindrome dell’impostore, probabilmente questa per te è la via più facile: siete spariti? Peggio per voi, io cerco altro.

La terza via è quella che io chiamo: il magico potere di fare follow up. Sì, perchè potrebbe darsi, che uno degli effetti collaterali della guerra di CV che si sta scatenando, è che dietro al tuo processo di selezione ci sia un HR sull’orlo di un esaurimento nervoso. E, magari, sta seguendo più processi contemporaneamente e, mentre tu cerchi di stare dietro a tutte le candidature che hai mandato e a tutti i colloqui che hai fissato, lei, o lui, non abbia avuto modo di cancellare il tuo nome dalla sua lista di cose da fare. Che fare allora?

Il magico potere del follow up

Un ottimo modo per farsi rispondere da una persona che non ci sta rispondendo da un po’ è fare follow up. Prendi l’ultima email che vi siete scambiati, cambi l’oggetto scrivendo in grande “FOLLOW UP”, senza le virgolette, ovviamente, inserisci un breve testo di introduzione in cui in teoria chiedi se per caso hanno visto la tua email o hanno avuto modo di valutare la tua proposta, ma in realtà stai dicendo: vi muovete a rispondere? Lasciando la tua email al di sotto, prendi due piccioni con una fava: leggono la tua prima email e possono darti risposta con un solo clic.

Cambiare l’oggetto è la vera scaltrata. È verosimile, infatti, che la persona che riceve la vostra email, e non vi ha risposto negli ultimi ventiquattro giorni, non ha idea di chi siate. Leggendo un oggetto così criptico, ma dal significato inequivocabile, verosimilmente leggerà subito la vostra comunicazione.

E se non mi risponde più?

Sai cosa si dice dei ragazzi o delle ragazze così? Ecco. Torna alla seconda via e lascia perdere: trovati un’azienda che ti merita.

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Il 12 novembre inizia Spore

Spore è il naturale proseguo di BlossomINg, il percorso che ho creato per dare un taglio alla sindrome dell’impostore e far fiorire la nostra voce

Il 12 novembre inzia Spore, il naturale proseguo di BlossomINg. Il suo obiettivo? Imparare a usare la tua voce, naturalmente!
Spore si compone di sei incontri. E questa volta, con me ci saranno tre professioniste che ho selezionato per aiutarci a usare la nostra voce in quei modi e contesti di cui tanto abbiamo parlato durante BlossomINg, mentre imparavamo a dare un taglio a quella vocina che ci diceva che non siamo mai abbastanza. La partecipazione è gratuita e aperta a tutte e tutti: puoi invitare chi vuoi, è sufficiente ricordarvi di iscrivervi a ogni evento di volta in volta.

Perchè Spore

Spore è il naturale proseguo di BlossomINg ed è un percorso rivolto a giovani professionisti e professioniste per dare un taglio alla sindrome dell’impostore e far fiorire la propria voce. Si compone di un numero limitato di incontri, online e di persona, da considerarsi come un percorso unico; utilizza elementi di sociologia, leadership, educazione non formale e narrazione. Durante BlossomINg abbiamo capito che quella vocina che ci dice che non siamo abbastanza parla a tutti e tutte, senza eccezioni. E che per farla tacere, le altre persone sono importanti, come supporto nel percorso che fa crescere, invece, la nostra voce.

Non hai partecipato a BlossomINg e vorresti partecipare a Spore? Se vuoi, scrivimi per ricevere un piccolo riassunto. 


Il programma di Spore

12 novembre, ore 19:00 – Google Meet

Avvicinati. Perchè voglio usare la mia voce? Diamo un obiettivo alla nostra partecipazione a questo percorso.

10 dicembre, ore 19:00 – Zoom 

Insieme a Brandie Silva, Leadership Development Consultant

Specchio specchio delle mie brame. Identifichiamo i nostri veri limiti e i super poteri che ci consentono di  abbatterli.

21 gennaio, ore 19:00 – di persona

Insieme a Chiara Porro, Copywriter & Scriptwriter

Workshop: Come posso raggiungere i miei obiettivi? Impariamo a essere sicure di noi stesse, a partire da come ci presentiamo in video

18 febbraio, ore 19:00 – Google Meet

Workshop: Come posso raggiungere i miei obiettivi? Impariamo a interagire con gli altri per portare a buon fine le nostre negoziazioni

18 marzo, ore 19: 00 – di persona

Insieme a Elisa Bernazzani, Chinesiologoa, Fitness & Postural Trainer

Workshop: Come posso raggiungere i miei obiettivi? Impariamo a fare pace con il nostro corpo e a vederlo come strumento affidabile e sincero

29 aprile, ore 19:00 – di persona

Festeggiamo: celebriamo i nostri successi, insieme. Cin Cin!

Come vedi, sono positiva e ho previsto metà degli incontri di persona: vediamo come va con il Covid.

Come partecipare?

Per ricevere gli inviti agli incontri, iscriviti qui.

Senti che la sindrome dell’impostore non frena solo te, ma anche il tuo team: ti presento Bloom, il workshop di un’ora dedicato ai gruppi di lavoro