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Cosa fare se ti rubano la bicicletta: storia di un ritrovamento miracoloso

Di solito non do i nomi alle cose. Ma la mia bicicletta, quella che uso tutti i giorni, si chiama Biscaletta. Era il modo in cui Ibrahim e Sharif, due ragazzi a cui insegnavo italiano qualche anno fa, chiamavano le bici durante le nostre prime lezioni (poi hanno imparato a dirlo giusto). Biscaletta è una bici miracolata. Non solo perchè è stata di mia mamma e perchè insieme ci facciamo 6 km al giorno, freddo, pioggia, sole, vento, e lei resiste benissimo. Ma soprattutto perchè dopo che me la rubarono a Torino tre anni fa, l’ho ritrovata.

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Eccomi, felicissima, che annuncio il ritrovamento di Biscaletta dopo il furto

Ecco la sua storia e la storia di come ho fatto a ritrovare la mia bicicletta dopo il furto

Nell’estate del 2015, quando me l’hanno rubata, Biscaletta ha compiuto circa 40 anni. Dico circa perchè a mia mamma fu regalata nel 1974 e non sappiamo quanti anni avesse già (Biscaletta, non mia mamma, che di anni ne aveva 18 e iniziava a lavorare a Milano). Da come è messa oggi si può capire che da giovane Biscaletta aveva il telaio di un bel blu brillante, i manici color avorio, un cestino di vimini sul davanti e dei bellissimi pararaggi multicolore. Negli anni una mano sconosciuta le ha messo un campanello con l’immagine di un motociclista piegato in curva. Io ogni tanto tento di emularlo, ma finisce che il pedale tocca la strada con un rumoraccio e mi obbliga a fermarmi. Comunque, mia mamma usò Biscaletta, che ancora non si chiamava così, fino a che non cambiò lavoro e la lasciò per un’automobile. Biscaletta finì tristemente a essere utilizzata, come la maggior parte delle biciclette, nelle giornate di sole. Qualche anno dopo mia mamma e mio papà si sposarono e Biscaletta rimase nel garage di mia zia per un sacco di tempo.

Quando mi fu data nel 2012 io stavo finendo l’università e mi avevano appena rubato la mia mountain bike. Biscaletta fu rimessa a nuovo per la mia laurea, ma non troppo: che in stazione a Melegnano più la bici sembra vecchia e meno te la fregano (ma non sempre, tiè). Quando mi trasferii a Torino qualche mese dopo, Biscaletta venne con me su un regionale scalcagnato peggio di lei. Subito, ispirata dai venditore di rose torinesi, che ci sanno fare un sacco nelle cose della vita, ci attaccai una cassetta di plastica per metterci dentro i libri, le borse, le pentole, il piumone e persino la valigia di Marta quando dovette traslocare. Insieme ci siamo girate la città, anche sotto la neve. Una volta, ricordo, ero in ritardo per un pic nic e andavamo così veloce che un ciclista, uno di quelli con le tutine e la bici leggerissima, ci si affiancò e ci propose di entrare in squadra. Rifiutammo, noi siamo cicliste da tutti i giorni. Restò con me fino a che una sera la parcheggiai sotto casa di un’amica, dovevamo andare a un concerto poco fuori città e saremmo andati in macchina. Al ritorno ci misi tre secondi, più dieci minuti di incredulità mista a disperazione e parolacce, a capire che me l’avevano fregata. All’epoca usavo un lucchetto normalissimo (sciocca!) e lo trovai tranciato di netto per terra.

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Ecco Biscaletta a Torino con il suo campanello con il motociclista

Il giorno dopo feci denuncia, sopportai le battutine dei Carabinieri, e per due settimane mentre usavo il bike sharing torinese guardavo tutte le bici che vedevo per cercare di ritrovarla.  Avevo ormai perso la speranza quando, di ritorno per andare a incontrare la mia prof della tesi, la vidi legata a un palo al cancello di fianco a dove abitavo. Incredula, ci ho fatto un giro intorno, possibile ritrovare Biscaletta a due metri da casa? Era proprio lei, nel renderla più bella per venderla avevano tolto i pararaggi e il cestino, ma il motociclista sul campanello era ancora al suo posto. Chiamai i carabinieri, che arrivarono dopo una mezz’ora che io avevo trascorso pronta a dare battaglia al nuovo proprietario, che però non arrivò mai. Mi chiesero di mostrare la denuncia e con delle cesoie e tutta la tranquillità del mondo tranciarono il lucchetto che la teneva chiusa e me la restituirono. Da allora ci vedete ogni tanto andare in giro e Biscaletta è sempre leì. Ma il lucchetto l’ho cambiato, che la lezione l’ho imparata.

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Io mentre torno a casa con Biscaletta una sera d’inverno

Come tutte le storie anche questa ha una morale: cosa fare quando ti rubano la bici?

1. PRIMA CHE TE LA RUBINO: REGISTRALA! La Provincia di Milano ha recentemente messo a disposizione di tutti la possibilità di registrare la propria bicicletta in un registro elettronico e attestarne la proprietà. Così non dovrete mai temere che il nuovo proprietario si metta tra voi e la vostra bicicletta (tiè).

2. PER NON FARTELA RUBARE: COMPRA UN LUCCHETTO SERIO! Il valore di Biscaletta a oggi è sentimentale. Il valore del lucchetto che uso per chiuderla è 50 euro. Ci sono poi un sacco di modi per legarla in modo intelligente e diminuire così il rischio che possano rubartela, ma avere un lucchetto degno di questo nome è sicuramente il primo passo per scoraggiare qualunque ladro.

3. DOPO CHE TE L’HANNO RUBATA: DENUNCIA IL FURTO! Anche se è un mezzo catorcio e anche se tu stesso l’hai pagata 20 euro, hai comunque subito un furto e dunque è tuo dovere, nonchè tuo diritto, denunciarlo alle autorità competenti. Se, seguendo la morale della mia storia, per caso la ritroverai, l’unico modo per riprenderla è dimostrare che ti è stata rubata e la denuncia è il modo corretto per farlo.

4. DOPO CHE HAI DENUNCIATO: CONTROLLA SUL WEB E SU FACEBOOK SE QUALUNO L’HA VISTA. Negli ultimi anni c’è stato un grande aumento dei furti di biciclette. Questo ha fatto sì che la gente si sia organizzata per ritrovarle e negli anni sono fioriti parecchi Gruppi, pagine Facebook e community cittadine per aiutare i proprietari a ritrovare le proprie compagne (o compagni, che io do per scontato che le vostre bici siano donne come la mia, pardon). La polizia locale di Milano ha addirittura preparato un documento di FAQ per rispondere alle domande di chi ha appena subito il furto.

5. DOPO CHE L’HAI RITROVATA: AMALA! La bicicletta non inquina, ti fa bene perchè ti fa muovere, non necessita necessariamente di un posto per il parcheggio, ti siedi semnpre non come sui mezzi pubblici, può portare pesi e amici al posto tuo e con l’equipaggiamento giusto si può usare tutto l’anno!

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Il mio equipaggiamento da pioggia: sovrascarpe, pantaloni impermeabili, k-way e cuffie

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