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Quarantene coraggiose: Leila e la notte

La storia di Leila, delle notti di Ramadan in quarantena e della sua veglia fino al mattino

Conosco Leila da qualche anno. Di lei mi colpiscono sempre la dolcezza nella sua voce, il suo sorriso enigmatico e l’acuta sensibilità che la porta sempre a mettere in luce dettagli che sfuggono ai più. Il suo strumento più potente, in questo senso, è la sua capacità di scegliere immagini bellissime, e in apparenza innocue, ma che nascondono il grandissimo potere di scardinare l’idea della prima impressione.

Leila, il cui nome in arabo significa notte, ha trascorso parte della sua quarantena durante il Ramadan, un mese per lei molto importante, che già normalmente porta una pausa dalla normalità, vissuto quest’anno in modo ancora più particolare. A lei e alle sue notti di veglia, ho scelto di dedicare la seconda di queste quarantene coraggiose. Come è stato per la storia di Fanny, lascio che sia a lei a raccontarla.

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Leila, il giorno del suo compleanno, il 3 marzo 2020,
vista con gli occhi di sua sorella minore Amina

Mi chiamo Leila Ben Abbou e abito a Zelo Buon Persico, in provincia di Lodi. Ho compiuto 25 anni il 3 marzo, quando il virus era appena scoppiato senza pietà. Tutti nelle strade avevano l’incertezza sui loro volti perchè non eravamo ancora pronti a vivere quello che, poi, abbiamo vissuto. Non è stato un compleanno piacevole, perchè percepivo molta ansia. Però quel giorno ho messo il cappotto, i tacchi e sono uscita di casa.

Ho trascorso i mesi di quarantena con la mia famiglia. I miei genitori sono di origine marocchina e noi in Italia non abbiamo parenti stretti. Dal 24 aprile ho continuato la mia quarantena in modo diverso e speciale perché è iniziato il Ramadan.

Perchè amo il Ramadan

Io amo il Ramadan e lo attendo come i Cristiani attendono il Natale. Ramadan è il nono mese del calendario islamico detto anche calendario lunare. Questo calendario non corrisponde a quello solare, per questo non è possibile fissare una data precisa per l’inizio del mese di Ramadan. Ogni anno questo periodo anticipa di dieci o undici giorni: quest’anno è iniziato il 24 aprile, l’anno prossimo sarà verso il 13/14 aprile e così via. A me piace perchè in questo modo è possibile assaporare il digiuno in qualsiasi stagione. Dieci anni fa ricordo che iniziai a digiunare in autunno, era settembre: non vedo l’ora che arrivi in inverno.

Ramadan è un mese sacro perché in una delle sue ultime dieci notti, dispari, è sceso il Corano. Non sappiamo con esattezza quale sia la notte precisa ma, tra le varie notti dispari, pare essere la numero ventisette e prende il nome di La Notte del Destino (Laylatu Al-Qader).

Durante questo mese ci sono diverse regole da rispettare, quella più evidente è che si digiuna dal momento prima dell’alba fino al tramonto, senza prendere né cibo né acqua. In questo mese, poi, dobbiamo cercare di essere la versione migliore di noi stessi. Per esempio, dobbiamo usare un linguaggio pulito, non litigare con nessuno, essere più vicini alla comunità e dedicare più tempo alla preghiera e soprattutto alle attività quotidiane, come il lavoro o lo studio.

Si ha davvero molto più tempo per lavorare su se stessi perché tutte le pause legate al mangiare spariscono. Inoltre, il digiuno ha un effetto terapeutico anche sul nostro organismo, è rigenerativo. Questo è il primo anno che vivo il Ramadan pienamente a casa e ho percepito qualcosa di insolito. Abituata a trascorrerlo a lavoro o all’università, impegnata mentalmente in altre attività, il digiuno era più leggero. A casa, invece, un’eventuale fame è facile da percepire.

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Un cappuccino di soia che Leila si prepara da sola verso mezzanotte e mezza

Durante il mese di Ramadan sto sveglia tutta la notte, prego, se riesco studio, e intanto osservo il cielo notturno diventare giorno. Il pasto del tramonto si chiama iftar. Rompiamo il digiuno con acqua e datteri, dopodiché andiamo a pregare e torniamo a mangiare. Di solito il primo piatto è una zuppa. Bisogna fare attenzione a quello che si mangia, se ci abbuffassimo dopo il tramonto l’effetto terapeutico del digiuno di cui parlavo prima svanirebbe. Digiunare ci insegna a conoscere il nostro corpo.

Sto sveglia tutta la notte perché prima dell’alba, orario che varia a seconda della stagione, quest’anno era verso le quattro del mattino, facciamo il suhur che è il pasto prima del digiuno. Di solito mangio porridge di avena, frutta secca e soprattutto cerco di bere acqua. Dopo il suhur si fa la prima preghiera. Alle quattro e mezza del mattino si sente un fortissimo cinguettio degli uccelli già pronti a iniziare la loro giornata. È una meraviglia!

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L’alba quel giorno era particolarmente bella e Leila ha deciso di fotografarla

Ramadan mi permette di vivere a pieno la mia religione. Non è facile con una religione come la mia, l’Islam, soprattutto in Italia. Quando ero bambina mia madre mi faceva provare a digiunare per metà giornata e mi diceva di pensare ai bambini che soffrono la fame per davvero. Mia madre stava cercando di insegnarmi l’empatia, sentimento che cerco con tutte le difficoltà di sviluppare nel tempo. Ramadan per me è diventato questo: l’empatia. L’empatia con chi soffre, con chi ha meno di te, ma anche con chi è come te. Durante questo mese è bello pensare ai milioni di musulmani che da qualche parte nel mondo stanno digiunando, questo pensiero rafforza il senso di comunità.

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Creatività di Leila, 4:30 del mattino. Le piace inviare le foto delle sue attività alle sue amiche che stanno digiunando, ciascuna nelle proprie case

Il mio Ramadan in quarantena

Vivere il Ramdan in quarantena, soprattutto per quanto riguarda il digiuno, è stato difficile, ma mi ha dato modo di sviluppare un insegnamento che già Ramadan mi trasmetteva nel tempo. Durante le ore di digiuno è facile farsi trascinare dalla stanchezza, ma dobbiamo avere la forza di imporre alla nostra mente che noi non dipendiamo dal cibo, ma da noi stesse. L’unico modo per imporre questo concetto è distrarsi, concentrandosi su altre attività. Per i primi dieci giorni di Ramadan mi è mancato enormemente camminare, non poter uscire a fare delle passeggiate a più di duecento metri da casa. Di solito, infatti, dopo l’iftar, in quel momento della giornata che io chiamo After-Iftar, vado sempre a fare una passeggiata.

Allo stesso tempo, è stato piacevole ritrovare momenti di riunione in famiglia, a tavola, tra chiacchierate e sorsi di tè alla menta. Ramadan ci insegna infatti ad apprezzare una tazza di caffè o un bicchiere di acqua. Al momento dell’iftar, quando addentiamo il dattero e beviamo l’acqua, capiamo davvero quanto è importante il cibo, ne possiamo percepire la forza graziosa, e questo ci permette di apprezzare anche un semplice un bicchiere d’acqua o una tazza di caffè. Il piacere delle piccolezze, ringraziare Dio, o qualsiasi altra forma di fede in voi, per quello che avete. Non bisogna dare nulla per scontato. L’abbiamo visto anche con la quarantena, con la libertà di movimento, soprattutto. A volte pensiamo che le cose nella vita ci siano dovute e per questo ci dimentichiamo di apprezzarne il valore, credo.

Penso che Ramadan abbia un altro punto in comune con la quarantena. Da un giorno all’altro noi italiani, europei, ci siamo svegliati e il nostro passaporto rosso non aveva più valore. Ma nel mondo, quante persone hanno un passaporto che non vale niente, da sempre? Vorrei riflettere sull’empatia, di cui ho parlato anche prima. Io personalmente mi sono messa mei panni di quelle persone, durante questo tempo di Ramadan e quarantena.

Quando è iniziata la quarantena ho pensato a tutte le attività che non ho fatto, rimandandole. Questo mi ha fatto percepire un grande senso di colpa che ha accompagnato i miei giorni.

Spero di aver imparato a cogliere qualsiasi cosa mi si presenti davanti nel momento in cui accade, senza rimandare, perché il futuro in realtà è il presente.

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Il 4 maggio finalmente Leila esce di casa a passegiare dopo il tramonto
e incontra questo gatto

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