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Di femminismo, eguaglianza e altre teorie leggendarie

Ieri è stato il mio compleanno (yay!) e per festeggiare ho invitato alcuni amici e alcune amiche a cena alla Dispensa Toscana (luogo del cuore dove ho lavorato per un anno e mezzo appena da tornata da Torino).  Abbiamo aspettato Ginko che come al solito è arrivo tardi e si è seduto a capotavola, abbiamo riso della barba di Ago, fatto i complimenti alla guida sportiva di Ilaria, abbiamo preso in giro il mio nuovo taglio di capelli, abbiamo ordinato un numero indicibile di bruschette e bicchieri di vino. Ci siamo divertiti.

In quel punto della serata in cui solo i discorsi quelli seri vengono fuori, ci siamo messi a fare la versione adulta di quel gioco che alle medie si chiamava “Facciamo la lista dei più belli della classe”. E grazie alle competenze accenturiane di Orio ne è persino venuto fuori un grafico a quattro quadranti, una sorta di Matrice di Boston dell’altro sesso, che inserirò tra poco.

Il tutto è partito con la teoria sulla relazione tra aspetto fisico e QI evidente nei maschi umani e secondo cui l’uomo o è bello o è intelligente, se è entrambe le cose o è stronzo o è pirla

Non starò qui a disquisire sulla fondatezza di questa mia teoria, che peraltro è stata confermata da tutte le persone presenti al tavolo e anche dalla cameriera che lanciava occhiate di approvazione sapiente, e da Claudio, il proprietario della Dispensa, che lanciava occhiate di sapiente solidarietà agli uomini presenti che si stavano chiedendo, e la seconda foto ne è la prova, se non fosse sufficiente suddividere le femmine in “ma è simpatica” e “tutte le altre”.

Ma non è di questo che voglio parlare (ora aumenterò la suspance inserendo qui la fotografia della Matrice di Orio, fronte e retro, e dicendovi che se volete falsificare questa teoria non dovete fare altro che offrirmi un caffè e ve ne darò modo 😉 ).

Fronte: la prospettiva delle donne presenti

Retro: la prospettiva degli uomini presenti

Quello di cui voglio parlare è il fatto che eravamo così occupati con i terrapiattisti da non aver notato che i nostri governanti stavano eliminando il congedo per i papà e aumentando quello per le mamme

Per fortuna, grazie a un emendamento firmato PD, non è andata a finire proprio così e il congedo di paternità sarà sperimentato anche per il 2019.

Sperimentato.

Siamo quasi nel 2019 e i nostri governanti ritengono che il diritto di un uomo di fare il papà stando a casa dal lavoro vada sperimentato. Per 5 giorni dopo la nascita del figlio.

Siamo quasi nel 2019 e i nostri governanti ritengono che il dovere di una donna di fare la mamma stando a casa dal lavoro vada prolungato fino a 9 mesi dopo il parto. Per 270 giorni dopo la nascita del figlio.

Siamo quasi nel 2019 e nessuno si incazza per questo.

Non si incazzano le donne lavoratrici, sulle quali grava ancora l’80% del lavoro domestico e di cura e che questo provvedimento fa tirare un sospiro di sollievo: vuol dire che l’allattamento lo fai a casa, vuol dire che non devi spendere soldi per l’asilo nodi, vuol dire che te ne stai tranquilla ancora per un po’.

E non si incazzano gli uomini, relegati alla sola funzione di lavoratore / consumatore.

Da quando questa cosa è accaduta, gli articoli comparsi sulle principali testate nazionali sul tema si contato sulle dita di una mano. Se cerco su Google “manovra congedo di paternità” trovo risultati solo su 2 testate: Il Fatto Quotidiano e L’Inkiesta.

Se invece cerco su Google “manovra congedo di maternità” qualcosa in più lo si trova: ne scrive Il Sole24Ore, e la riporta come una notizia di economia, e il Corriere della Sera che si concentra esclusivamente su i pro e i contro dell’estensione del congedo per le mamme. Pro e contro esclusivamente economici.

Di tutto questo a me la cosa che fa specie è che NON SI INCAZZA NESSUNO

Ieri sera ho chiesto agli uomini presenti, esponenti e, ahimè in quell’occasione, sfortunati rappresentanti della categoria: avete tutto, tutto è dalla vostra parte, siete maschi, bianchi, occidentali, eterosessuali, senza malattie, non diversamente abili, residenti in un paese democratico occidentale, lavoratori. Cioè, in pratica avete vinto. Vi manca solo un diritto per finire l’album: quello di essere genitori come le vostre compagne. In questo, non solo non siete superiori, ma non siete neanche pari, perchè a voi sono dati 4 o 5 giorni di congedo e alle vostre compagne 270. E non ve ne frega niente?

Non volete metterla sul potere – perchè la parità di genere si basa su una dinamica di potere come tutte le relazioni umane – e non vi interessa avere gli stessi diritti delle donne. OK. Vi sta bene essere considerati dai nostri governanti solo in quanto lavoratori? Parti infinitesimali di un sistema di produzione che non vede l’ora di sputarvi fuori come scarti quando sarete vecchi e non servirete più a niente? Manco la pensione hanno previsto per voi. Solo lavoro.

Le donne presenti mi hanno guardato come a chiedermi: di che ti stupisci? Che la società italiana sia ancora, e sempre di più, patriarcale già lo sapevi.

A quanto pare, o almeno questa è la risposta emersa ieri sera, è che in fondo all’uomo va bene così. E anche alla donna.  In questo, nel non avere il coraggio di cambiare i rispettivi ruoli, siamo pari eccome.

Di questa corresponsabilità parla la scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie nel suo saggio che in Italiano è stato tradotto come: “Dovremmo essere tutti femministi“. La scrittrice utilizza il termine femminista per indicare chi si impegna perché discriminazioni e iniquità legate al genere, primariamente, vengano risolte per tutti.

Dovremmo essere tutti femministi?

Questo accorpare al femminismo il tentativo di costruire una società più giusta per tutti ha, a mio parere, limitato ancora di più alle donne la responsabilità di prendersi il carico di questa rivoluzione. Oggi l’eguaglianza è una cosa da donne. Come l’esperienza genitoriale e i tacchi alti (per fortuna, con meravigliose eccezioni).

Uomini e donne sono diversi, come dimostrano i Quadranti di Orio che hanno dato il là a questa riflessione. E sono corresponsabili nel vigilare sul fatto che questa diversità non si trasformi in disparità e diseguaglianza.

Per questo, sento il bisogno di trovare un nuovo nome per chi vuole e si impegna a costruire una società in cui siamo veramente pari, un nome che non sia legato al genere e che riconosca, nell’esprimere il nostro impegno, il fatto che la nostra esperienza del mondo è mediata dalla nostra appartenenza di genere, come alla nostra apparentenenza culturale, etnica e sociale, ma che non renda il nostro impegno discendente da queste apparenenze. Un nome che ci faccia sentire, uomini e donne, corresponsabili di questo cambiamento. Giocatori sullo stesso album.

Non l’ho ancora trovato.

2 pensieri su “Di femminismo, eguaglianza e altre teorie leggendarie

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