perchè no dire come stai

Come stai?

Bene, e tu?

Quante volte rispondi così anche se non è vero per niente.

Come stai?

Benebenetu?

Questa è l’equivalente di: dai, tanto lo so che non te ne frega niente, manco a me, per cui andiamo avanti con le cose serie. Se abiti nei dintorni di Milano, ti capita spesso di dire queste frasi accompagnate da zigomate a simulare due bacetti.

Nei Paesi anglofoni e nei Paesi a lingua spagnola almeno sono più onesti. Aggiungono il “que tal/come va” direttamente al saluto e non si aspettano nessuna risposta in cambio. Ricordo ancora i miei maldestri tentativi quando a New York le persone mi salutavano “Hey, how you doin’?” e io partivo in quarta con la descrizione della mia giornata. Dopo il secondo sguardo spaesato, ho iniziato anche io a rispondere la stessa cosa.

In Italia invece siamo proprio interessanti. Non ci accontentiamo di chiederci a vicenda “come va?”, traduzione più vicina alle forme spagnole e inglesi, vogliamo proprio sapere come stiamo. Ce lo chiediamo continuamente, per telefono, via email, in ufficio, a casa. E rispondiamo metodicamente: bene, e tu? Quasi che rispondere qualcosa  di diverso sia insopportabile.

Oggi, sul treno che mi portava a casa, mi sono chiesta:

Perché ci chiediamo come stiamo anche se in realtà non vogliamo saperlo? Perché scegliamo di rispondere solo quello che pensiamo che gli altri vogliano sentirsi dire?

Per convenzione sociale, potrebbe essere una prima e buona risposta: gli altri si aspettano da me che io chieda come stanno, ma non si aspettano che io li ascolti davvero e, allo stesso modo, si aspettano che io stia sempre bene, per cui, per evitare problemi e perdite di tempo, dichiaro di stare bene, anzi di più, benebene. Le convenzioni sono come olio per la nostra società, fanno scorrere bene gli ingranaggi e la macchina continua a funzionare.

Perché dobbiamo sempre stare tutti bene, con la fatica che facciamo a vivere, non possiamo vivere male. Questa è un’altra risposta. Noi siamo il primo mondo, siamo i privilegiati, abbiamo un lavoro, ci “facciamo il culo”, lavoriamo tutto il giorno, guadagnamo due lire, noi dobbiamo stare bene ed essere felici di quello che abbiamo. Perché se vivi come viviamo noi, non puoi essere triste, se ti piace il tuo lavoro, non lavorerai mai un giorno in vita tua (a questo proposito, ti consiglio di leggere questo bellissimo articolo del New York Times che dimostra come con questa frase il capitalismo contemporaneo sia riuscito a giustificare agli occhi dei lavoratori ogni tipo di sfruttamento).

Perché le persone che stanno bene sono le persone che producono, e quindi consumano, di più, questa è una terza e altrettanto buona risposta. Nella società della performance, dove siamo assimilati a prodotti che devono garantire profitti, non possono esistere prodotti difettati. E se da un lato facciamo a gara a chi è più stanco e lavora di più, dall’altro nelle nostre aziende valutiamo persino la performance del nostro stato emotivo ed esistenziale chiedendoci “che voto ti dai oggi?”.

perchè no dire come stai

Perchè hai il diritto di dire “non sto bene”, se non vuoi dare la risposta che danno tutti

Non la senti anche tu quella voglia di rispondere che no, oggi non sto bene, e no, per la verità neanche ieri, anzi, è un periodo proprio di merda, non so dove sto andando, so che qui dove sono non mi piace, non so cosa fare e tutte le volte che vorrei raccontarlo a qualcuno capisco che agli altri non interessa. Qualche giorno fa una mia ex collega ha postato una storia su Instagram in cui raccontava di essersi licenziata dal suo posto di lavoro per l’ambiente tossico in cui si era costretta a stare per più di un anno, senza avere già un’alternativa pronta.

Le ho scritto per dimostrarle la mia ammirazione (mi vedresti prendere una decisione senza avere un piano alternativo per ogni lettera dell’alfabeto? Ecco appunto) e lei mi ha risposto che, cosa totalmente inaspettata, stava ricevendo tantissimi messaggi di supporto che le avevano lasciato intravedere tante storie come la sua, di difficoltà, sfruttamento, umiliazione e insoddisfazione, e l’avevano fatta riflettere sull’esistenza di chissà quante storie come la sua  che si nascondono dietro la facciata di vite perfette. Condividere il peso, aiuta ad affrontare la fatica. Raccontarci come stiamo davvero, può aiutarci a stare bene, davvero.

Perchè hai il dovere di non chiedere “come stai”, se non vuoi sentire una risposta diversa

Piuttosto, chiedi come va. Le parole hanno un potere e un significato ben preciso. Se chiedo come stai, metto te al centro del discorso, per cui ti sto dimostrando un interesse specifico e puntuale. Se invece chiedo come va, metto le cose che fai, e non ciò che sei, sotto la lente di ingrandimento, per cui sto dimostrando un interesse rivolto a uno spazio meno intimo ed esistenziale.

Perchè se non sai cosa dire, è meglio non dire niente

Abbiamo abbassato a formula di cortesia una delle domande più belle che la nostra lingua può produrre. “Come stai?” è una delle domande più aperte che possano esistere, per rispondere potremmo metterci ore. Dare questa risposta, sincera, e accoglierla, senza paura, è forse una delle più belle forme di incontro. Allora, se non sai cosa dire, se non sai come iniziare una mail o una telefonata, piuttosto non dire niente, anche se hai paura di suonare indelicato o anche se ti hanno detto che è meglio fare così.

3 pensieri su “Come stai?

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