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Abbiamo mai smesso di lavorare in spreadworking?

Con il Lockdown 2 La Vendetta, dalle prime zone rosse a quasi tutta Italia, torniamo a parlare di spreadworking, il lavoro da casa senza orari nè tutele

Apparentemente no. O, almeno, solo una minima parte di chi lavora da casa da marzo 2020 ha potuto migliorare la propria situazione di spreadworker. Tutti gli altri si dividono tra chi ormai ci ha fatto il callo e chi, invece, con l’arrivo dell’inverno e le giornate più corte, inizia a far fatica e dice: vorrei almeno riuscire a vedere il sole.

Ho inventato la parola spreadworking nel corso della quarantena della scorsa primavera. Mentre raccoglievo le storie di chi iniziava a lavorare da casa, ho sentito la necessità, come racconta Vera Gheno in Potere alle Parole, di inventare questa parola perchè quanto cercavo di descrivere non era, a mio parere, rappresentabile dalle parole a me conosciute. Al contrario di smartworking, che secondo molti diventerà la parola dell’anno 2020 poichè ha dominato la conversazione di tutto il mondo occidentale pur riguardando solo una percentuale minima di persone (ricordo che solo il 15% della forza lavoro italiana fa un lavoro che è possibile fare a distanza), spreadworking indica la modalità di erogazione della prestazione lavorativa di lavoro dipendente senza orari definiti, spazi adeguati e tutele previste dalla legge. È una condizione di lavoro vorace, che occupa tutto lo spazio e il tempo disponibili. E riguarda soprattutto chi si trova in fondo alla catena di responsabilità, di solito le persone più giovani o quelle che rispondono a manager impreparati.

Perchè torniamo a parlare di spreadworking

Due settimane fa la regione in cui vivo, la Lombardia, insieme a Piemonte, Calabria e Valle d’Aosta ha iniziato il secondo lockdown. E, da oggi, anche altre regioni come Toscana ed Emilia Romagna, si avviano verso lo stesso destino. Sebbene sia una quarantena meno restrittiva, per cui chi era tornato a lavorare in ufficio, magari a turni, è possibile che stia mantendendo questa prassi, allo stesso tempo, c’è chi continua a lavorare ininterrottamente da casa dallo scorso marzo e chi è tornato a farlo in seguito alla chiusura di attività produttive come ristoranti, palestre, negozi ecc.

Ho così deciso di ricominciare a raccogliere storie. Di fare il punto insieme a chi mi ha donato la sua la scorsa volta, chiedendo loro principalmente tre cose: è cambiato qualcosa? come stai? e cosa posso fare per aiutarti?

Cosa fare se sei in spreadworking: due appuntamenti e un’opportunità

Domani, martedì 17 novembre, in pausa pranzo, sarò ospite di Chiara Battaglioni, Professional Organizer, in una diretta Instagram. Sarà l’occasione per riprendere il filo del discorso, raccontando la situazione attuale di chi si trova in spreadworking e provando a tracciare le prime soluzioni, risponderemo alle domande ricevute nelle ultime settimane. La diretta resterà disponibile qui.

Il secondo appuntamento, sempre con Chiara, sarà all’interno del suo Podcast Work Better: insieme cercheremo di dare indicazioni concrete a chi si trova in spreadworking e non riesce a immaginare un modo per staccarsi dal PC.

Ti riconosci in quanto descritto fin qui e vuoi tornare a rivedere il sole? Scrivimi.

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