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Io, i turisti, Barcellona

Ho deciso di andare a Barcellona, all’ultimo. Amalija mi ha proposto di raggiungerla per un weekend durante le sue vacanze e io non ho saputo dirle di no. Una decisione presa d’impulso per un viaggio diverso da quelli che faccio di solito e che inizio a programmare mesi e mesi prima.

Questa fuga di quattro giorni poteva essere perfetta per me, ma non per Barcellona. Negozi chiusi, una miriade di turisti, caldo afoso e prezzi alle stelle

Ho sempre voluto visitare Barcellona. Ci andai con i miei genitori quando ero piccola e ho sempre voluto tornarci. Me ne sono innamorata di nuovo e perdutamente guardando “Vicky, Christina, Barcelona”, in uno di quei rari momenti in cui ho avuto voglia di imparare qualcosa sul cinema anzichè accendere Netflix; ho iniziato a sognarla quando ho scoperto che assaggiare tanti cibi diversi in una sola cena si può e si chiamano tapas e me ne hanno parlato tutti così bene che volevo andarci anche solo per restare con le dita dei piedi sporche della sua polvere scintillante.

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Turisti nel quartiere ebraico di Barcellona durante un tour organizzato

Mentre ci muovevamo a zig zag tra gruppi di persone in passeggiata sulla Rambla, addocchiandoci a vicenda gli zaini perchè, ci avevano avvertite, ad agosto a Barcellona si riscontra un aumento significativo dei borseggi in quella parte della città dovuto all’incremento del numero di turisti presenti, io e Amalija cercavamo di intravedere la bellezza di questa città che, sono costretta ad ammetterlo, mi ha affascinato, ma non è riuscita a conquistarmi fino in fondo. Delusa, ho iniziato allora a guardarmi intorno a cercare quella bellezza che in tanti mi avevano raccontato.

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Giovani turisti riposano all’ombra nel Barrì Gotic di Barcellona

Ed è li che ho scoperto che la vera bellezza di Barcellona ad agosto siamo noi turisti

I turisti a Barcellona, oltre a essere tanti, sono rumorosi, si muovono in gruppo e il loro vociare invade le strade a tutte le ore del giorno e della notte. Vogliono mangiare solo tapas e paella e guai se trovano un menù-del-dia a più di 15€. Dal mio punto di osservazione privilegiato, ero infatti una di loro a tutti gli effetti, ho potuto osservarne i comportamenti e catturarli con la mia macchina fotografica. Come mi era accaduto già a Perugia durante il Festival del Giornalismo, di fronte alla situazione un po’ deludente, ho rivolto la mia attenzione a chi, come me, sedeva tra il pubblico. E ho scoperto volti, comportamenti e situazioni davvero interessanti che mi hanno fatto riflettere anche sul mio modo di viaggiare.

Turista si fa un selfie al Park Guell

Il comportamento più buffo e interessante che ho potuto osservare tra i turisti che, come me, hanno invaso Barcellona durante questo agosto, è la tendenza a farsi fotografare, o a fotografarsi, di fronte a ogni paesaggio, monumento o luogo di interesse. Poichè sempre più spesso si tratta di selfie, probabilmente solo il 40% dello scatto conterrà l’immagine del luogo e per il 60% il nostro volto sorridente. Non si capisce se è perchè sentiamo il bisogno di testimoniare che in un luogo ci siamo stati, se rimpiangiamo le cartoline e allora postiamo i nostri auto-scatti nelle stories di Instagram (colpevole!) o se, più semplicemente, ci piace sentirci protagonisti delle nostre stesse vacanze (e delle nostre vite). Un po’ come quelli che si fanno fotografare di fronte a un monumento, solo che sono in quinta fila e quindi alla fine si fanno fotografare davanti a un muro di persone che a sua volta si sta facendo fotografare in un gioco infinito di viene-prima-l’uomo-o-la-macchina-fotografica.

Turisti in posa al Park Guell

Un altro comportamento interessante dei turisti, che ho potuto riscontrare anche in altri luoghi, è la tendenza a fotografare le opere d’arte nei musei. Mi sono sempre chiesta perchè lo fanno. La mia professoressa di storia dell’arte del liceo lo faceva perchè amava insegnarci a ricordare le informazioni e le letture a più livelli di un’opera d’arte grazie alla memoria visiva: guardando la sola fotografia di un’opera io e i miei compagni di classe abbiamo imparato a ricostruirne la storia e i significati e a collocarla nel continuum della storia dell’arte. Immagino, quindi, che ci siano persone che scattino fotografie delle opere per ricordarsele meglio o perchè insegnano in un liceo. C’è chi poi, come il mio amico Paolo, ama condividere dettagli dell’opera sul proprio profilo Instagram: per condividerne la bellezza, rendendo l’opera fruibile anche a chi non è fisicamente presente nel museo. In una sorta di coeducazione social all’arte. Molti musei, come la Triennale di Milano ad esempio, la pensano come Paolo e infatti propongono hashtag e modalità di condivisione degli scatti che i visitatori sono invitati a condividere sui social.

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Turisti al Museo di Picasso fotografano Las Meninas

Addirittura ci sono musei la cui esperienza è interamente costruita sul dare per certo che i visitatori scattino fotografie delle opere: il MAUA, museo di arte urbana che ho conosciuto durante una ricerca per un articolo che ho scritto e in cui consigliavo cinque modi per vivere e riscoprire la propria città come turisti, rende fruibili contenuti informativi in tempo reale grazie alla realtà aumentata a partire dalle fotografie delle opere fatte dal visitatore con il proprio smartphone durante la visita. Sono molti i musei che stanno andando in questa direzione. Due anni fa partecipai a un evento a Firenze che si intitolava “Museum Digital Transformation” in cui esperti di User Experience si interrogavano insieme a curatori dei musei più importanti d’Europa sulle potenzialità del digitale per l’esperienza museale.

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Turisti utilizzano il proprio smartphone per accedere ai contenuti informativi di questa casa museo di Gaudì

Il problema dei troppi turisti a barcellona tra soluzioni istituzionali e soluzioni creative dal basso

Che a Barcellona il turismo sia più un problema che una benedizione non è, purtroppo, una novità. Già nel 2017 il Comune del capoluogo catalano aveva tentato di regolamentare gli accessi alla città attraverso un piano per la riduzione del turismo, approvato e non ancora divenuto effettivo. Secondo l’ultimo report dell’ente per il turismo di Barcellona la città accoglie più di 30 milioni di turisti ogni anno e continua a perdere abitanti, che, complice l’invivibilità della città in particolare nei mesi estivi, sono scesi a 1.6 milioni già nel 2016. La scorsa primavera, poichè le previsioni davano un aumento del 12% di turisti per l’estate 2019, il Comune di Barcellona ha lanciato una campagna di comunicazione per sensibilizzare cittadini e turisti a una buona convivenza reciproca.

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Uno dei poster della campagna di sensibilizzazione del Comune di Barcellona per l’estate 2019

Gli abitanti del quartiere Gracia, conosciuto come quartiere degli artisti, hanno trovato un loro modo per contrastare il turismo di massa che qui, denunciano, sta assumendo i tratti di una vera e propria gentrificazione, termine tradotto dall’inglese gentrification coniato dalla sociologa inglese Ruth Glass per identificare l’insieme dei cambiamenti urbanistici e socio-culturali di un’area urbana risultanti dall’acquisto di immobili da parte di popolazione benestante o dall’arrivo di popolazione benestante in seguito all’incremento degli affitti.

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Il manifesto degli abitanti di Gracia (la foto è di Amalija)

Questo secondo caso è quello che starebbe accadendo a Gracia secondo gli abitanti: gli affitti degli immobili che vengono innalzati durante l’altra stagione turistica influenzano il mercato rendendo così difficile vivere nel quartiere per chi ci abita in modo stabile tutto l’anno. Per contrastare il turismo di massa e la gentrificazione del proprio quartiere, gli abitanti di Gracia hanno deciso, come si legge nel manifesto riportato qui sopra,  di riappropiarsene nei mesi estivi attraverso feste di quartiere che durano tutta l’estate, in opposizione anche alle grandi feste organizzate dalle istituzioni a beneficio dei turisti. Una festa contro il capitalismo è la protesta più bella che io abbia mai visto e da cui, penso, tutti dovremmo prendere esempio.

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Se Romeo e Giulietta fossero nati nel 2000

Essere parte di un’orda di turisti invasori a tutti gli effetti mi ha fatto riflettere molto e mi ha permesso di diventare più consapevole del mio modo di viaggiare.

Spostando la mia attenzione sulle persone ho potuto capire quanto pesa l’impatto di un passo estraneo in una città, di una bottiglia di plastica dimenticata su una spiaggia, di una discussione sui massimi sistemi su una panchina di notte, che ci sembra così importante da non poter proprio rimandare. Sono convinta che, da viaggiatori, dovremmo sempre ricordarci di trattare con rispetto tutti i luoghi, così come trattiamo con rispetto, si spera, casa nostra. Ogni luogo che visitiamo è casa di qualcuno, umano o animale, e, come tale, va rispettato.

In questa vacanza ho deciso di voltare l’obiettivo della macchina fotografica verso le persone e ho cercato di usare di meno anche lo smartphone. Tornerò sicuramente a Barcellona. Ci tornerò in un periodo meno affollato, alla ricerca di quella meraviglia che hanno i bambini quando vedono un luogo nuovo per la prima volta. E in questa vacanza ho imparato che quella meraviglia, quando la trovo, me la voglio tenere stretta.

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Bimbo pirata che si diverte un mondo al Park Guell

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